giovedì 30 ottobre 2014

LUNATIC LURES

                                                          



Durante queste lunghe pause invernali il tempo scorre riordinando l'attrezzatura, fantasticando sulla stagione che arriverà e nutrendoci di ricordi che pervadono la nostra mente.
E' stato un anno magnifico e denso di avvenimenti importanti; mi trovo qui ad aspettare con ansia la riapertura della pesca alla trota, pesce che, la stagione passata, mi ha regalato emozioni incredibili e a cui finalmente sono riuscito a dedicare il tempo che merita. D'altro canto ho dovuto trascurare il luccio, ma l'incantato mondo dell’acqua corrente mi ha completamente rapito.
 In questo weekend di pausa oltre ad aver coltivato i calli da costruzione, mi trovo alla tastiera a parlare di...


Un annetto fa, girovagando online, mi salta all’occhio il post di un ragazzo; di primo acchito mi sono detto: ‘’questo sta più invasato che me, non mi resta che contattarlo’’. 20 minuti al telefono e ne ho conferma: due ‘’folli’’, amanti dell’auto-costruzione, si sono incrociati. Dopo attenti e prolungati scambi di informazioni e di idee è, senza dubbio, nato un grande feeling e a ora posso dire di aver trovato un vero amico. Nikos Stragà, questo è il nome del “soggetto” in questione, è una persona più unica che rara, sempre disponibile e davvero fuori dagli schemi. Da quella prima telefonata si è creato un bellissimo rapporto e un nostro piccolo mondo, fatto di chiacchiere al telefono, progetti, idee e soprattutto di pesca e auto-costruzione; proprio quest’ultima, unita alla nostra passione e alla nostra dedizione, ci porta a trascorrere ore e ore a confrontarci su piccoli dettagli e su grandi progetti. Spesso ci rendiamo conto che stiamo parlando da giorni di come fissare un piccolo particolare,di come migliorare un movimento, di come ovviare ad un problema più o meno importante; sono solo dettagli si, ma non riusciamo a trascurarli e tengono viva la nostra passione.


Hair Pike
Sembra passato molto tempo dal nostro primo lavoro assieme, ma da quel giorno abbiamo creato diverse cose e ne abbiamo progettate di nuove; gli artificiali che corredano le nostre uscite di pesca sono in continuo aumento, proprio l’altro giorno ricevo una sua chiamata nella quale mi fa notare che oltre ad un paio di progetti, che tra brevissimo saranno ultimati, ci manca un artificiale che copra una determinata situazione, o meglio, ci manca qualcosa di veramente assurdo; e per noi, assurdo, è sinonimo di ‘’ci piace’’ e sa da fa’!
Il mio interesse al suo post e la nostra prima telefonata hanno portato alla creazione di un’esca che mette insieme tre particolari, nati da un idea comune: L’Hair Pike,artificiale di 120 gr.per 25 cm..

Nessy e Kraken
Dopo aver catturato la mia attenzione con una foto postata su FB che raffigurava una testa artigianale, che col tempo è stata modificata e che ora compone il muso e l’anima degli Hair Pike, pochi giorni dopo Nikos, mi gira un’altra foto: “cosa???!!!”, il Kraken: artificiale di ben 350 grammi di gomma munito di 2 code che in lavoro forniscono vibrazione ad un’esca di 35 cm.
  Colpito dalle rifiniture e dal movimento, ho pensato che una versione ‘’umana’’, per me che vivo in acque non balneabili e spesso mi trovo a pescare da riva, non poteva mancare. Da lì a poco ci siamo messi a tavolino per studiarla e realizzarla assieme; così, nel giro di qualche settimana,è nato Nessy. Esca in gomma di 120 gr. per 20 cm. Quest’ultimo colato senza armatura compone parte del corpo Hair Pike e non solo…

Dopo la prima serie di esche nate dalla nostra intensa collaborazione ci siam chiesti: “perché con davanti tutti questi materiali e un sacco di idee in testa, non possiamo realizzare uno spinnerbait che unisca tutti i nostri componenti e una buone dose di esagero? 



Hair Jig
  Con il tempo abbiamo iniziato a crearci tutto da soli, perfezionando ogni cosa e migliorando le esche che già facevamo, come gli Hair Jig,  a cui abbiamo unito terminali colati da noi e apportato migliorie continue. Tutto questo senza mai trascurare nuovi progetti che tutt’ora riempiono intere serate di studio e che a breve riempiranno le nostre cassette di pesca. 

La nostra passione ha riacceso e riconfermato amicizie vere ed aiutato a coltivarne di nuove.

Un equilibrio sottile tra pesca e costruzione,due mondi tanto vicini quanto lontani,trovarsi immersi in un vero paradiso con acqua sotto i piedi e poche ore dopo seduti ad una sedia in un tugurio pieno di attrezzi... due realtà che camminano di pari passo e che tengono acceso in noi l'amore per la pesca e tutto quello che le gira attorno.  


Link Facebook LUNATIC LUREShttps://www.facebook.com/LunaticLures?fref=ts      




Alcune delle immagini che continuano ad arrivarci e che chiudono un anno davvero ricco di soddisfazioni.                            















Crazy for fishing – Crazy for lures


sabato 26 aprile 2014

FLYFISHING & SPINNING

Internet, e i social network in particolare, hanno un grande vantaggio,  facilitano notevolmente la comunicazione e ci permettono di conoscere molte persone con le nostre medesime passioni. Così ho conosciuto Alessandro V. B. e dopo qualche tempo siamo riusciti  finalmente ad organizzare un uscita insieme; cosa insolita lui non è un "semplice spinner", come me, ma un abile moschista. 
Di norma difficilmente queste due tipologie di pesca vanno d'accordo ma quando si ha una passione in comune poco importa il genere di pesca che si pratica, l'importante è stare in buona compagnia, a immersi nella natura e a contatto con il nostro elemento preferito: l'acqua. 

Partiamo per le 9 e 15 e tra  viaggio, chiacchiere e preparazione dell'attrezzatura per le  l0 siamo finalmente con i piedi nel torrente. Il corso d'acqua è di piccole dimensioni con una pendenza non elevata essendo al limitare della pianura; la fauna ittica comprende vaironi, cavedani, sanguinerole e ovviamente trote fario selvaticissime. Vista la dimensione limitata dell'ambiente la taglia media dei salmonidi è decisamente piccola ma compensata da delle livree che sembrano essere dipinte.


Iniziata la risalita lascio avanzare Alessandro che, non senza difficoltà, cerca di prendere la mano con la sua nuova 7.6 piedi in fibra di vetro che ben si adatta al tipo di pesca e ai pesci presenti nel rio. La fitta vegetazione non aiuta di certo l'azione di pesca ma nonostante ciò, in una buca adiacente ad una ceppaia e sormontata da un folto arbusto, arriva la prima trota che, dopo un breve combattimento, riesce a slamarsi. Considerata l'attività del pesce avanziamo più decisi di prima e raggiunta una piccola lama Alessandro mi cede il posto e al primo lancio ecco arrivarmi sotto i piedi una fariotta sui 15 cm che, con una voracità inaudita, aggredisce il piccolo rotante rimanendovi allamata.  Il torrentello alterna tratti pianeggianti con pochissima acqua a buche, anche profonde, costeggianti le ripe. Proprio lungo una di queste buche lunghe e strette  Alessandro ferra abilmente un cavedano, che purtroppo anche questa volta dopo un balzo acrobatico si slama; ritentando la fortuna decide di provare ancora un lancio, questa volta poco più a monte dove la corrente è più sostenuta, ed è proprio li che inganna una troterella di una dozzina di centimetri che rimaniamo ad osservare per qualche secondo incantati dai colori e dalla pinnatura perfetta. 

Livree dipinte

Dopo quasi due orette di cammino arriviamo nel tratto più cittadino dove spesso si nascondono delle piacevoli sorprese. Sondiamo alternandoci alcune buche in maniera non troppo approfondita per poi concentrare la nostra attenzione su di una buca e su di una lama lunga e stretta sprofondante in un muro di contenimento.  Ale inizia dalla buca, con tiri precisi e calibrati  sonda in maniera impeccabile la superficie dell'acqua che però viene infranta solo da un'impavida baby fario prontamente ferrata e restituita al suo habitat. Rimasto deluso da una delle mie buche preferite considero con Alessandro l'ipotesi di cambiare torrente anche considerato il quasi improvviso intorbidimento dell'acqua ma non prima di aver sondato la lama contro il muraglione. 
Alessandro inizia a lanciare e colleziona tre vaironi uno più ciccio dell'altro; decide di salire di qualche metro per evitare il famelico branco e avvicinarsi in questo modo al tratto iniziale del lento correntone.

Dopo una serie di lanci a vuoto, improvvisamente, la canna in vetroresina si flette inarcandosi tutta e subito chiedo al socio: - Hai incagliato? - . Non ricevendo risposta intuisco immediatamente che dall'altra parte della lenza questa volta c'è qualcosa di grosso. Subito preparo il guadino mentre Ale cerca di contrastare le fughe nel sotto muraglione del pesce; mi posiziono poco più a valle di lui aspettando che mi porti la trota a portata di mano per poterla guadinare in sicurezza. Passata qualche decina di secondi ecco un'improvvisa fuga in senso di corrente e non appena il filo torna in tensione un salto nervoso con una nuova leggera fuga contro corrente che però termina con una veloce guadinata.

 
Finalmente il pesce che aspettavamo ma che non speravamo più di prendere! Una fario panciutissima dalla livrea sgargiante con tonalità passanti dal giallo, al nero al rosso accesso dei pallini; una vera meraviglia della natura per dimensioni e colori sopratutto se rapportata allo spot.Vedere la felicità e la soddisfazione di un amico per un pesce del genere è sicuramente  un'emozione unica che ripaga a pieno ogni sforzo, sopratutto considerato che in anni di pesca in quel rio non mie era mai capitato di vedere un pesce tanto bello. 



Dopo le foto di rito e il rilascio l'unico modo di concludere al meglio la mattinata non poteva che essere una bella birra alla spina, ovviamente... offerta da lui! 
 

La regina della lama.


Testo: Loic Maurice
Ph:      Loic Maurice & Alessandro V. B.










lunedì 10 marzo 2014

EMOZIONI DI FONDOVALLE

Anche quest’anno , dopo una lunga attesa, la pesca alla trota ha riaperto. Per  chi fa, di questo sport,  quasi uno “stile” di vita è giunto il tempo di armarsi di canna e mulinello e tornare a scarpinare sui torrenti preferiti alla ricerca degli amati salmonidi, ancora per il momento stanchi e affaticati dalla recente frega invernale; anche per questo motivo (oltre al clima ancora freddo, la poca acqua, le temperature basse, la quantità di luce scarsa) nel periodo post-apertura il cappotto è di casa (in tutti i sensi) e la possibilità di vedere qualche bel pesce, soprattutto nelle zone prettamente torrentizie è minima.  Decidiamo comunque di andare a fare la nostra giornata di spinning. Dopo una velocissima  - ma necessaria -  colazione Io, Loic  e il mitico Eros siamo operativi  sul greto del placido fiume. L’acqua pulita e limpida contrasta un cielo poco nuvoloso, ma  gli artificiali nella corrente si muovono decisi. Le prime lame vengono battute non perfettamente per mancanza di tempo e voglia di concentrarsi nelle zone considerate migliori.

Grandi rigiri d’acqua e profonde buche lasciano spazio a forti tratti torrentizi ed è proprio in uno di questi che Eros ci richiama all’attenzione con il suo “Eccola!!”. Un bellissimo ibrido fario-marmorata finisce in guadino  e dopo la misurazione e la foto di rito, torna scattante nell’acqua fredda: una splendida cinquantella, forte e combattiva e i complimenti vanno  tutti ad Eros. Riprendiamo il cammino più decisi di prima e  torniamo a battere incessantemente lame e correntini fino a giungere nella “zona calda” annunciata dal nostro Cicerone, e proprio al terzo lancio, facendo passare l’artificiale nel cuore della buca arriva l’attacco fulmineo e questa volta, sono io ad avere il pesca in canna. Dopo un breve ma intenso combattimento il pesce è prontamente guadinato da Loic sin dall’inizio l’emozione è tanta. La misurazione non lascia dubbi, 60 cm di pura fario, un pesce meraviglioso e unico con dei colori –nella loro semplicità- splendidi. Dopo le foto e qualche pacca sulle spalle il pinnuto riprende velocemente l’acqua per inoltrarsi di nuovo nel blu. L’emozione che si prova a prendere pesci del genere è unica, ed ogni volta è come fosse la prima.

La maestosa fario pochi istanti prima del suo rilascio.
Ovviamente però al desiderio di avere tra le mani e ammirare una trota cosi bella prevale la voglia di liberarla al più presto; è la regina del suo torrente, e lì deve  ritornare. Nonostante la mia visibile emozione, il passo riprende di nuovo ed è Eros a ricordarcelo: “Più su, ci sono ancora tratti ottimi!”. I lanci si ripetono e dopo aver guadato un tratto di corrente bassa e calma iniziamo a lanciare in una pozza che degrada dolcemente in una lunga lama. Nel lanciare a ridosso della massicciata dopo alcuni giri di manovella e un lieve strattone ecco un nuovo pesce in canna per me, dopo un veloce e non impegnativo combattimento porto nel guadino infatti una nuova fario, di dimensioni nettamente più contenute rispetto la precedente.

Aggiungi didascalia
Foto e via… scattante, risale la corrente e scompare dalla nostra vista; la giornata, volgeva al meglio! Il tempo rimasto non era più molto, e dopo aver frettolosamente battuto altre lame e correnti secondarie giungiamo nell’ultima grande buca e allontanandoci l’uno dall’altro iniziamo a lanciare. Loic si allontana più a monte nella zona più corrente e torrentizia della buca, Io ed Eros invece rimaniamo nella parte bassa controllandoci a vicenda con gli sguardi. Lancio in un giro di corrente al fondo estremo della buca e lì ho di nuovo uno strike, un bellissimo pesce ha aggredito la mia esca e combatte per riprendere la libertà. Eros si avvicina e mentre aspettiamo l’arrivo di Loic con il guadino la trota, sotto i nostri piedi, si slama e riprende veloce la corrente…peccato, era un pesce davvero interessante ma va bene così; quello che conta in fondo è sempre la salute del pinnuto! Visto le dimensioni generose della lama non ci perdiamo d’animo e riprendiamo a sondare gli strati d’acqua. Passano pochi minuti ed Eros esclama: “ è lei !!  “ ; non faccio in tempo a girarmi che a malapena intravedo un’enorme coda defilarsi sotto i suoi piedi  lasciando dietro di se un polverone. Questa volta anche l’imperturbabile Eros appare visibilmente emozionato, infatti, il pesce che un istante prima aveva seguito il suo artificiale fin sotto i suoi piedi era con tutta probabilità un over 70. Esemplari del genere ormai sono da considerarsi sempre più una rarità, ed anche solo un inseguimento, è un qualcosa che toglie il fiato.  Il tempo a nostra disposizione è ormai terminato ed imboccato il cammino per il ritorno si tirano le somme su di una giornata davvero ricca di emozioni.

Il monito è sempre quello di praticare  Catch and Release con serietà e cura, per far sì che pesci del genere possano continuare a prosperare nel loro ambiente ed alimentare le fantasie di qualche futuro pescatore! 

Un primo piano meritato alla big-mama della giornata.


Testo: Pierre Clément
Ph: Eros V. & L. Maurice

martedì 28 gennaio 2014

BREVE STORIA DI UNA GRANDE PASSIONE



È solo in questo periodo dell’anno che mi torna chiara e limpida alla mente quella bellissima sensazione …
È metà gennaio, sono abituato ad alzarmi presto per andare a pesca, ma purtroppo è chiusa da un mese e a me pare ormai un’eternità. Sono le 9:00 di mattina e sento nascere dentro un dolce fastidio: mi manca, mi accorgo solo ora che mi manca un sacco.

Mi manca quel gesto, quel semplice movimento che divide la mia esca dall’acqua, quel tempo fatto di un susseguirsi di azioni così familiari eppure sempre attente e precise, che scandiscono il ritmo, il movimento della nostra esca e che fanno balzare la mia speranza anche solo di vederlo, di sentire l’inconfondibile tocco, o quella tremenda botta che a volte ci stacca letteralmente la canna dalle mani. Mi manca lanciare, respirare in mezzo alla natura, guardare la mia esca infrangere l’acqua e rientrare verso riva, mi manca questo insieme di momenti che scandiscono il tempo della pesca. Durante il periodo di pesca le uscite sono continue, passiamo il tempo a pensare come affrontarle, a fare mille "calcoli"  in base alle nostre conoscenze e a pianificare quelle che speriamo ci porteranno ad un’altra cattura.
Ma è solo in questi momenti, di pausa, che apprezziamo davvero l’essenza della nostra passione, quel senso di libertà che solo lo stare in riva al lago ci può dare; non ci sono calcoli,  non ci sono meteo, non ci sono lune o sbalzi di pressione, c’è solo una grande voglia di tornare a lanciare, di far scivolare la nostra esca in acqua, di sentire l’aria fresca sul viso e quell'inconfondibile silenzio che solo la natura  è in grado di regalarci.
Con il pensiero che l’inverno passerà velocemente, mi dedico appieno a quello che oggi rappresenta parte integrante della mia passione e che, qualche anno fa, in un periodo di pausa invernale, un amico mi fece conoscere: l’auto-costruzione! 




Raggiunsi 2 amici in cantina, lo avevamo pianificato: costruimmo uno spinnerbait, una delle esche che più mi avevano affascinato nei primi anni di pesca… wow ero gasatissimo! Vedevo un sacco di piccoli strumenti che non sapevo nemmeno a cosa servissero, ma che già sentivo miei. Un amico si mise alla morsa e dopo una serie di operazioni su vari componenti uscì quello che pensavo fosse uno degli spinnerbait più belli che avessi mai visto. Inutile dire che pochi giorni dopo mi attrezzai a dovere e creai quello che ora è il mio angolo di costruzione, e che nel susseguirsi degli anni è diventato un laboratorio di tutto rispetto. Mi misi alla morsa e creai il mio primo artificiale: un piccolo ciuffetto di pelo giallo e bianco, allacciato alla meglio su una vecchia testa piombata, rifinito con un materiale non ben identificato e con un piccolo grub ad oggi scomparso.

 Lo conservo ancora e devo ammettere che nell’insieme, nonostante i suoi enormi difetti di montaggio, in acqua aveva il suo perché;  ora giace su di una mensola insieme agli altri inseparabili primi auto-costruiti.


Da quel giorno non ho più smesso di costruire artificiali e ad oggi la passione per la pesca e per l’auto-costruzione vanno di pari passo, rappresentando a pieno il mio più grande hobby. In questi momenti di pausa mi rintano per  riordinare, ritoccare e costruire artificiali, ma la mia testa e il mio cuore sono già su quella riva, dove mi sento a casa e libero di essere!




 Hair Jig 28:

Ho dato questa sigla alle mie esche per differirle dai magici hair bug  ai quali tutti ci siamo ispirati, e per il rispetto dovuto ad un nome che tutt'oggi rappresenta una delle esche più efficaci nella pesca al luccio.  Il numero 28 è nato per scherzo: creai un profilo facebook, Alessio Martin 28, per interagire con tutti gli appassionati di pesca, per scambiarci opinioni e confidenze sui luoghi migliori e sulle esche da utilizzare. Alessio Martin 28 unisce il mio nome al nome dell’esca che mi permise di catturare il mio primo luccio: il magico Martin 28, che non manca mai nella mia dotazione d’uscita.

Il mio hair jig è sempre stato in continua evoluzione: ricerca di materiali migliori, elevata qualità e nel tempo ho cercato di crearne più versioni per rispondere in maniera adeguata alle diverse situazioni di pesca che mi si presentavano.
Non dimenticherò mai quando dopo le tante difficoltà incontrate, nel tentativo di far aprire in maniera uniforme quell’ultima parte di pelo , ci riuscii. Avevo creato finalmente un modello che catturasse il mio sguardo, perché di fatto l’esca deve prima catturare noi e poi il pesce.  Mi recai di corsa al laghetto più vicino a casa, la “Palestrina”,  dove molti si sono ritrovati a spendere  due soldi nel tentativo di imparare a lanciare o anche solo per testare le proprie esche; lanciai subito la mia esca e feci, nel giro di poco tempo, un paio di catture … emozione unica!
Con il passare degli anni, seppur limitato da una posizione poco favorevole della mia regione per la pesca al luccio,  le esche da me costruite mi hanno
portato molte soddisfazioni, tra le ultime la vittoria, quest’anno,  di  una gara che non pensavo avrei mai più rifatto, ma la spinta di un amico e la voglia di  rimettermi in gioco sono bastati per accendere in me la voglia di provarci. Eticamente non condivido i laghetti a pagamento, ma se sono ben gestiti e se la gara è organizzata da un ente serio come quello a cui appartengo,  accetto uno strappo alla regola, come ho fatto per questa gara, dopo tanti anni che non vi partecipavo più.

Proprio la sera prima della competizione mi misi alla morsa per legare l’esca che avrei impiegato, un piccolo hair jig di colore acceso. Sapevo che le condizioni che avrei trovato sarebbero state pessime, pioggia, acqua sporca, ma non immaginavo cosi tanto. Alla fine la fortuna, o meglio il giusto impiego in acqua di un’esca diversa dalle solite, hanno avuto la meglio con due catture che mi hanno portato all'ottimo risultato. La settimana successiva, la stessa esca, ha portato a riva uno splendido esemplare meritandosi così lo spogliatoio e la definitiva meritata panchina. La pesca al luccio è un susseguirsi di alti e bassi, di amore e odio, di soddisfazioni enormi e delusioni che spesso ci lasciano pensierosi per qualcosa andato storto.         Un piccolo episodio può farci letteralmente sobbalzare il cuore o crearci un vuoto. Basta un piccolo errore, una cattura persa, qualcosa a cui riusciamo o non riusciamo a darci una spiegazione o qualcosa per cui la spiegazione e l’errore sono talmente banali, che ci fa ancora più rabbia; alla fine, anche nei momenti bui vince l’amore, vince il sentimento che ci riporta a crederci, a riprovarci o anche solo a sentire il rumore della nostra esca che infrange il silenzio dell’acqua.  








E quando arrivano i risultati, piccoli o grandi che siano, valgono tutti i nostri sforzi, i nostri ragionamenti, i nostri calcoli,le nostre delusioni, i nostri momenti bui e i nostri momenti passati a leggere testi o a rompere le scatole all'amico che ne sa più di noi. 

E’ così anche con l’auto-costruzione,  emozioni uniche, forti: sentire un amico che ti telefona eccitato per una cattura fatta con una tua esca, vedere un inseguimento fin sotto sponda su un auto-costruito pochi minuti prima... un insieme di fattori, di stimoli e di emozioni che compongono quello che è l’affascinante e quasi surreale mondo della pesca al luccio.  







Il ritorno alla libertà: il momento che vale tutti i nostri sforzi, l'emozione più forte.






Testo e Foto - Alessio Martin 28

Contatti 






lunedì 30 dicembre 2013

IRIDEA NATALIZIA

Nuovo WE nuova  scampagnata alla ricerca del Luccio e anche questa  volta con Alessandro come compagno d’avventura. Il venerdì sera decidiamo di andare in un grosso fiume di pianura ad una quarantina di kilometri dal nostro paesone pedemontano.L’indomani la sveglia suona alle 6 e 30 in punto, giusto il tempo di vestirmi e di darmi una sciacquata veloce  che  puntuale come un orologio svizzero arriva il messaggio di Ale: “scendi”. Dopo la solita colazione al bar partiamo e in mezzora giungiamo a destinazione;  la luce è  ancora scarsa e le scure sagome degli alberi vanno a sfumare fino a scomparire nella nebbia.  





 Dopo una breve camminata, immersi in un silenzio surreale, arriviamo sul greto del fiume in una zona con corrente particolarmente lenta, acqua bassa e tanti erbai rifugio ideale per qualche papero dentuto.Iniziamo a lanciare e subito opto per il nuovo arrivato un Hair jig da 16 cm per  30 g di peso dell' auto-costruttore e amico Alessio Martin 28.I tiri si susseguono e il “pelosone” saltella tra un erbaio e l’altro quasi danzasse; nonostante l’esca sembri essere quella perfetta non si muove nulla e decido di cambiare provando varie soluzioni ma senza alcun risultato.  Anche Alessandro che nel frattempo pesca qualche decina di metri più in giù, ha già provato tutte le esche a sua disposizione ma con il medesimo esito.


 
Hair Jig di Alessio Martin 28


 Il tempo vola e il sole ormai alto inizia a far capolino tra la nebbia riscaldando l’aria quel poco che basta per star bene.  Prima di tornare verso la macchina e magari cambiare spot decidiamo di giocarci il tutto per tutto cambiando approccio e pescando più light; Ale monta una treccia sottile con esche piccole come siliconici da 2” e minnows da 4 cm (mantenendo il cavetto d’acciaio, onde evitare sorprese) nella speranza di prendere qualche cavedano. Io mantengo il trecciato da lucci e il cavetto ma monto una delle esche più classiche: il Martin 15 con fiocco rosso.
Molti “Luccisti” ormai snobbano esche del genere considerate “troppo piccole” o forse poco alla moda; a mio parere invece possono essere molto efficaci e fare la differenza in situazioni di pesce poco attivo o svogliato  o in la dove il pesce foraggio a disposizione del predatore è di norma di piccole dimensioni.Velocemente iniziamo a lanciare, pregustandoci già il Kebab consolatorio che di li a poco ci saremmo gustati; neanche il tempo di tirare il Martin fuori dall'acqua che una violenta botta fa piegare la canna e immediatamente capisco che non si tratta di un Luccio. Penso subito ad un bel cavedano ma non appena la bestiola inizia a saltare come una forsennata nel sotto-sponda rimango stupito nel constatare che si tratta di una super Iridea; in questo spot tutto mi sarei aspettato meno che trovare una trota tanto più un'Iridea di 52 centimetri.


Ciccio Iridea .


Dalla livrea e dalla pinnatura capiamo che si tratta di un esemplare cresciuto nel fiume probabilmente evaso da qualche lago a pago o risultato di qualche vecchia immissione più a monte; felice per la cattura mi consolo del fatto che non sia stata una fario o ancor peggio una marmorata ad attaccare l’esca alle quali avrei potuto rovinare la frega. Consci di ciò scattiamo velocemente le foto di rito, ritiriamo l'attrezzatura e facciamo ritorno verso la macchina pronti a gustarci il meritato Kebab!

Testo: Maurice L.M.
Foto: Alessandro C.





martedì 17 dicembre 2013

IL "LAGO A PAGO"

Sin da quando ho iniziato a pescare a spinning, una decina di anni fa, ho sempre avuto un rifiuto di fondo per i così detti "laghi a pago"; le motivazioni di questo mio diniego sono innumerevoli e ci vorrebbe un post a parte per poterle elencare ed argomentare come si deve.
Parlando con un mio amico, circa due settimane fa, vengo a conoscenza di un piccolo lago dove si può praticare esclusivamente la pesca del luccio con esche artificiali. Il socio di pesca mi racconta di essersi divertito con quattro lucciotti da kg, uno decisamente più grosso, slamato ancor prima di poterlo vedere e  diversi inseguimenti. 
Il secondo Luccio per Ale.
Passato qualche giorno mi trovo con Alessandro, da poco convertitosi allo Spinning, per decidere dove recarci nel WE per una mattinata di lanci. Il periodo non offre grandi alternative sopratutto per la scarsa attività dei predatori e se già per uno che pesca da qualche anno il cappotto è all'ordine del giorno figuriamoci per un neofita. Pensando ad uno spot dove poter andare mi viene in mente il lago di cui mi aveva parlato pochi giorni prima il mio socio che, ad una seconda analisi, non mi sembrava più un'idea da escludere a priori ma piuttosto quasi un occasione per far confrontare Alessandro con il re dei predatori e allo stesso tempo potergli insegnare quel po' che ho imparato su come approcciarsi e come maneggiare in sicurezza questo magnifico pesce. Detto fatto, sabato mattina alle 6 in punto passo a prenderlo sotto casa sua e dopo una frugale colazione al bar partiamo;  il cielo è ancora buio pesto, il pandino avanza tranquillo tra un banco di nebbia e l'altro e in poco meno di un'ora giungiamo a destinazione. Arrivati sul luogo non perdiamo tempo e dopo aver sistemato subito i conti e lasciato i documenti, veniamo accompagnati da uno dei gestori al piccolo lago adiacente ad altri due più grandi. Prepariamo subito l'attrezzatura e montiamo dei classici rotanti di dimensioni abbastanza contenute, tanto per sondare un po' la situazione; al terzo lancio Alessandro ferra il suo primo esocide che dopo due brevi fughe si lascia guadinare. Mostro ad Ale velocemente come effettuare un opercolare il più possibile corretta, anche se tra il freddo che paralizza le mani e le dimensioni contenute dell'opercolo del pesce non risulta essere un operazione delle più semplici, comunque dopo una foto al volo il piccolo papero torna nel suo habitat illeso. 
Primo luccetto della giornata per me
I lanci si susseguono nella pace più assoluta interrotta solo da qualche imprecazione dovuta al ghiaccio che blocca regolarmente anelli, trecciato ed archetto e disturba non poco l'azione di pesca. Decido di lanciare lungo una sponda e dopo pochi giri di manovella ecco lo stop e prontamente arriva la ferrata, questa volta ad uscire è un lucciotto poco più grande del primo ma pur sempre divertente; nel frattempo il sole inizia a fare capolino e la temperatura lentamente sale facendo scongelare gli anelli ormai ricoperti di ghiaccio. Nell'ora e mezza successiva Alessandro cattura un altro papero e sbaglia una ferrata, io invece porto a riva solo un nanetto sugli 800 g; la mattinata prosegue senza più alcun movimento ne tanto meno inseguimenti, a dimostrazione del carattere estremamente lunatico del Luccio che è capace di passare in pochissimo tempo da momenti di attività intensa a momenti di totale apatia e viceversa. Scaduto il tempo a nostra disposizione facciamo ritorno verso casa soddisfatti per questa nuova esperienza che ha permesso ad entrambi di imparare qualcosa. Per quanto continui a non amare i "laghi a pago" son consapevole del fatto che possono avere anche dei risvolti positivi come ad esempio in questo caso un'utilità propedeutica. 


Anelli di ghiaccio.
Alba invernale
Maurice L. M.

lunedì 16 dicembre 2013

LUCCIO DICEMBRINO

Dicembre periodo di magra; tra freddo, giornate di alta pressione consecutive e acqua cristallina riuscire a ingannare qualche Luccio da riva è tutto meno che scontato. La conoscenza dello spot, la costanza e anche un pizzico di fortuna  ogni tanto però premiano. Oggi è toccato al "Menta" compagno di pescate da circa un anno accompagnato da Andrea altro membro della ormai consolidata banda di pescatori accaniti. 
Lo spot, dalle sponde abbastanza antropizzate, si presenta con acqua molto limpida e con una profondità discreta ( 4\6 m ) a pochi metri da riva a seconda dei punti. 
I Lucci presenti in questo lago naturale, di origine glaciale, sono principalmente Italici  e di rado si incontra qualche Northen. In questo periodo la soluzione migliore è (almeno secondo noi) quella di pescare sul fondo per cercare di stimolare qualche papero apatico, infatti proprio tale metodo è stato adottato da Alessio ( il "Menta" ); lasciato toccare il fondo all'esca inizia il recupero, pochi giri di manovella ed un brusco Stop ferma il rotante. Quello stop, che spesso sogniamo e altrettanto spesso confondiamo per colpa di un tronco o di un mucchio d'alghe!
 Il Luccio dopo un breve tira e molla caratterizzato dalle classiche fughe si arrende al guadino; è un bel flaviae dalla livrea sgargiante e con una pinnatura perfetta. Dopo una veloce foto di rito (per far invidia, a chi come me, è stato a casa per cause di forza maggiore) la consueta riossigenazione e il Release! 
Italico dalla livrea meravigliosa
Non sarà un metrone e neanche un novantello ma la soddisfazione che si ha nell'effettuare una cattura da riva in questo periodo e sopratutto in uno spot del genere è comunque tanta. 
Solo chi conosce a fondo determinati luoghi e li vive può apprezzare cose che per altri son di poco conto o scontate!

Maurice L. M.

martedì 3 dicembre 2013

TRASFERTA MARITTIMA

Dopo quasi un anno dall'ultima notturna al mare finalmente riusciamo ad organizzarne un'altra.
 La banda è composta da me, mio fratello Pierre,  Alessandro e  Matteo;  decidiamo di partire venerdì,  verso l’ora di pranzo,  per poter raggiungere il negozio di pesca per l’orario di apertura pomeridiano così da rifornirci di esche  ed essere in pesca prima del tramonto; ovviamente i giorni antecedenti la partenza sono caratterizzati da  un susseguirsi di chiamate  tra me, Ale e Teo per  definire il “piano di attacco” e quindi le varie strategie e montature da usare una volta arrivati a destinazione.
Venerdì mattina  ci troviamo per  le 10 e 30 e, dopo un buon caffè, andiamo a fare la spesa; tra pasta, hamburger , brioche e patatine ovviamente non possono mancare delle lattine di RedBull , fedeli compagne di notturne.
Caricato tutto in macchina, con non poca difficoltà, siamo pronti a partire e in men che non si dica imbocchiamo l’autostrada.  Nonostante la strada la conoscano tutti bene (me compreso) riusciamo a sbagliare l’uscita, probabilmente distratti dal continuo susseguirsi di battute e sfottò  che caratterizzano le uscite a pesca con amici.  Una volta giunti al negozio il sole è già basso e ci affrettiamo a prendere tutto il necessario per poter entrare il prima possibile in pesca e sistemare la postazione ancora con la luce; quando arriviamo sul muraglione esterno, all'imbocco del porto, il sole è ormai scomparso dietro l’Appennino  dipingendo  il cielo di un arancione infuocato che ci lascia incantati.  
Montiamo subito le canne da surf casting ognuno con esche e montature differenti anche per sondare un po’ la situazione e capire che strategia convenga seguire.  Dopo pochi minuti Matteo scappotta con una boga di una decina di centimetri che non promette nulla di buono;  si sperava infatti che con il freddo la minutaglia  fosse ferma così da poter mantenere di più gli inneschi in pesca.  Visto la presenza di pesci piccoli decido di fare selezione montando un amo di buone dimensioni su di una canna e sull'altra un pezzo di sarda con un flotter interno per cercare di far gola a qualche predatore.  Le prime tre ore di pesca comunque non regalano nessuna cattura degna di nota anche se i cimini delle canne sussultano abbastanza di frequente. Nel frattempo  Pierre, amante dello spinning, lancia senza sosta all'entrata del porto ma senza alcun risultato;  anche io allora decido di provare qualche lancio a spinning  e, affidate le mie due canne da surf ad Alessandro e Matteo, monto la mia fedele SpeedMaster  e inizio a lanciare. La serata procede senza colpi di scena, Pierre monta il fornello a gas e inizia a cucinare, noi altri continuiamo a fissare gli starlight  sui cimini fino a quando un urlo non ci avverte che la cena è servita. 
A notte inoltrata la pace è assoluta e dei quattro di partenza siamo rimasti solo io e Alessandro in pesca: Pierre, crollato poco dopo cena, riposa quasi fosse una larva nel suo sacco a pelo sotto la tendina paravento mentre Matteo, conscio del fatto che la mattina dopo gli sarebbe toccato il viaggio di ritorno più un intenso pomeriggio di lavoro, decide di andare a riposare qualche ora in macchina. Anche io a momenti mi sdraio così da riposare un po’ gambe e schiena affaticate dal continuo stare in piedi e saltellare su e giù sulle rocce;  proprio in un momento di riposo vedo Alessandro che controlla una delle sue canne e mi guarda con aria interdetta. Subito capisco che dall'altra parte della lenza ci deve esser qualcosa e mi precipito da lui che, infatti, mi conferma di aver qualcosa in canna. Dopo un lento recupero vediamo finalmente di cosa si tratta e spunta dall'acqua la sagoma allungata di una bella mormora sul mezzo kg che prontamente guadino; finalmente un pesce degno di nota! Anche se non eccezionale alza il morale e dopo le solite pacche sulla schiena ci rimettiamo in pesca soddisfatti e con una marcia in più.
Le ore centrali della notte sono quelle generalmente meno attive e più lunghe, per questo motivo decido di prendere la canna da spinning, montare la bobina con su una treccia dello 0,08 con  finale in fluorocarbon del 0,20 e cercare di fregare qualche simpatico Scorfano. Come esca monto un RA Shad da 2” con testina piombata e lo faccio saltellare sotto la banchina del porto; le catture non si fanno attendere e  dopo il primo baby scorfano ne ferro altri tre a distanza di pochi minuti l’uno dall'altro e di dimensioni decisamente più ragionevoli.  Vedendomi tirare su un pesce dietro l’altro Alessandro, per quanto non abbia mai amato particolarmente lo spinning ed i suoi derivati, mi chiede di montargli una testina piombata e di mostrargli come muoverla sul fondo e dopo i primi maldestri tentativi, anche lui prende velocemente la mano e in meno di un’ora  tira fuori  tre scorfani belli paffuti appassionandosi  decisamente a questa simpatica tecnica che è il RockFishing. Con l’alba alle porte decidiamo di concentrarci nuovamente sulle canne da surf e proviamo,  in un disperato tentativo di tirare fuori un pesce degno di questo nome, tutte le esche a nostra disposizione ma senza alcun risultato. 

Probabilmente andando di rado al mare e pescando ancor più raramente a Surf Casting pescare poco o niente è scontato ma in fin dei conti ci si spera sempre nella fatidica botta di c….!
Per le otto di mattina decidiamo di smontare tutto e di far ritorno verso casa, incentivati anche dal forte vento di tramontana alzatosi nel giro di pochi minuti e accompagnato da raffiche di gelida pioggia.
Tratte le somme la pescata non è stata sicuramente un successo ma il solo respirare l’aria di mare, il relax che si prova  ascoltando il ritmico frangersi dei flutti e il godersi un’ottima  compagnia ripagano di ogni spesa e di ogni fatica sostenuta.


venerdì 22 novembre 2013

Ebbene si, habemus blog!
Finalmente ho trovato il tempo, e sopratutto la voglia, di dedicarmi a questo progetto. 
L'idea, molto semplice e di sicuro non molto originale, è quella di poter condividere  le nostre uscite di pesca mediante racconti, resoconti o più semplicemente delle foto corredate dai dei brevi commenti. L'intento principale di tutto ciò, rimane sempre quello di diffondere la pratica del C&R e di portare l'attenzione anche su temi più generali come il rispetto per la natura e l'ambiente che ci circonda. La nostra passione ci porta a stretto contatto con la natura e in particolare con ambienti che sempre più risentono dell'azione diretta e indiretta dell'uomo; dunque noi per primi dovremmo sentirci in dovere di impattare e pesare il meno possibile su questi già fragili ecosistemi.
 La mia voleva essere solo una breve introduzione ma come spesso mi capita tendo a divagare un po' troppo. Spero di poter incominciare a scrivere al più presto, nel frattempo, stay tuned!